Thriller Zone è un trittico per pensare e credere.
Leggiamo in chiave spirituale i misteri della cronaca noir.

 

File n.1 – “Cosa hai visto?”

 

Premessa:

– Il delitto perfetto non esiste, neppure il suicidio perfetto.

– Un versetto biblico per avvicinarsi all’inspiegabile: il tragico epilogo di Giada Di Filippo.

 

Anch’io come tanti, sono perplesso di fronte al gesto di Giada.
Troppe domande, troppi misteri, troppi dettagli inquietanti.

La storia inizia (o meglio finisce) con una telefonata: una ragazza che risponde al suo fidanzato, futuro sposo, lei lo rassicura, lo ringrazia poi gli dice: “Puoi vedermi?”.
Lui la cerca, non la trova, quella frase “Puoi vedermi?”, lo incuriosisce: si era fatta bella (era già bellissima) per lui o per l’occasione? La laurea d’altronde è un traguardo speciale…

“Puoi vedermi?” Cos’altro poteva significare?
Il mazzo di rose l’avrebbe fatta felice, appena lei l’avesse visto, appena si fossero incrociati…

Ma dov’era? Non riusciva a vederla.

Si sarebbero baciati? Senz’altro, ma leggermente, per non togliere il rossetto dalle labbra, era il giorno della laurea, dopo la discussione della tesi, avrebbero avuto il tempo di… ma perché qualcuno stava gridando?

Perché la gente correva, urla che assomigliavano a pianti, c’era chi pregava, chi imprecava, cosa accadeva?

Giada da quel giorno ha rinunciato ai fiori, alle rose, a chiunque le volesse bene; ritroverà omaggi floreali su una gelida tomba, vestita da sposa dentro una bara bianca.
“Puoi vedermi?” sembra sussurrare.

Troppi misteri, troppi interrogativi, giornalisti e indagatori della psiche hanno detto la loro, tralasciando un indizio rivelatore.
Quello spirituale.
La domanda che Giada ha rivolto al fidanzato, dovremmo rivolgerla a lei.
“Giada, ma cosa hai visto?”

Facciamo un passo indietro:

Ci troviamo all’università, allo scoccare della macabra messinscena, in quel maledetto giorno.

“Dove sei? Non ti vedo!” il fidanzato parla al telefono, si muove in direzione del luogo concordato. Giada non è lì? Certo che si, dove se non lì, per coronare l’impegno, dopo 5 anni di studio.
Gli amici, la famiglia, l’amore, si erano dati appuntamento, tutti per lei.

Ma Giada avvertiva un mutamento che da lì a poco sarebbe diventato un volo, gli occhi si fecero cupi, nella paura di vedere qualcosa.

Ma cosa?

Escludiamo le solite ipotesi, lette sui giornali, sui blog.
Sono offensive, per la ragazza e per la sua famiglia, le elenco e spiego dove sia l’errore:

  • stato depressivo (è un falso perchè rappresenta una diagnosi generica: dal terrorista al serial killer è un modo per nascondere il problema).
  • condizione di disistima (come dire: non si è laureata quindi si è ammazzata. E’ falso: Giada sapeva che un titolo accademico non avrebbe cambiato le cose).
  • la presunta severità della famiglia (falso: qualcuno addossa al padre -appartenente ad alte cariche militari- un’educazione repressiva. Non esiste nessuna prova a riguardo. Anzi, Giada –secondo le confidenze fatte alla cugina- si riteneva una ragazza fortunata).
  • personalità violenta (falso: una nota psicologa ha scritto che la messinscena prima dell’omicidio avrebbe un valore fortemente aggressivo. Quello di punire chi le voleva bene. Per me è impossibile credere alla sociopatia. Pensate che il sindaco di Sesto Campano -dove i Di Filippo risiedono- ha definito Giada un “gioiello”, il paese la descrive come affabile e solare).

 

Oltre gli enigmi, la ragazza ha visto qualcosa. Di raccapricciante.
Lei, da credente, ha avvertito qualcosa, che le è salita sulla pelle e da lì non si è smossa.

Una verità che può sconvolgere:
 “Tutto il mondo giace nel potere del maligno” (1 Giovanni 5/19)

Questa condizione, qualora si negasse, può esprimersi come volontà esterna, divenendo padrona degli occhi che la guardano.

E’ bene ricordare che un Dio operante è il porto sicuro contro le tempeste della vita.
Il Cielo, sopra a chi lo guarda, si staglia in contrapposizione con il mondo.
Quel mondo corrotto, maligno, che ha fatto volare giù Giada Di Filippo.

Pare impossibile credere ai professori, ai giornalisti, agli psichiatri.
Vorrei chiederlo a lei, farle l’ultima domanda: Giada, ma cosa hai visto?

 

Clicca QUI: mio editing su estratto di “”Fear and wonder” dei Dimmu Borgir e video dei Behemoth “Ov fire and the void”. Rende perfettamente l’idea.

Cosa hai visto?

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