Silent Hill – 5

Un gioco che affronta il giudizio e la condanna. La redenzione è possibile ma non scontata.
Un gioco che affronta il giudizio e la condanna. La redenzione è possibile ma non scontata.

 

Come riportato all’inizio, non è umanamente possibile descrivere TUTTO ciò che abita a Silent Hill, nel senso che non basterebbe un blog dedicato, purtroppo il tempo è quello che è. Già scrivere diversi articoli e rendere deduttivi temi ermetici, credetemi, non è impresa facile. Tantissimi elementi di dibattito sorgono con l’incedere dell’avventura: massoneria, dismorfismo, una carrellata di aberrazioni a carico di chi sia così pazzo da scoprirle.

Ho evidenziato esclusivamente i tratti religiosi, preziosità del gioco, che non sfigurerebbero accanto ad un’opera, laica o cristiana. E’ ora di avviarci alla conclusione.

Mi ricordo ieri, come fosse oggi, le parole di un don che spiegava che trasmettere ai giovani la figura di Gesù, era impresa ardua. Quando tutto intorno la vita addestrava ad altro, anzi, era emanazione dell’anti-cristianesimo, diffondere la parola di Dio sembrava una pazzia, un atto sovversivo.
“Gli descrivi Gesù come un padre amorevole” rivelava il don, riferendosi ai molti colloqui con i ragazzi “e ti guardano stralunati. Non hanno colpe. Tanti di loro vengono da famiglie sfasciate, dove il padre è assente, o se ne è andato per costruirsi altre famiglie. A queste condizioni, come vuoi che accettino la pretesa Cristiana?”

Se ricordo ancora questa domanda, qualcosa mi ha provocato. E’ emerso un dubbio: se i ragazzi hanno così difficoltà a metabolizzare Cristo, quanto poco crederanno all’esistenza dell’inferno?
SH sopperisce alla mancanza, offre al visitatore un immaginario concreto rispetto alle classiche icone fiamme-forconi-tormenti.
Perciò il mio augurio è che la Chiesa guardi a SH non come il solito gioco horror, ma lo spunto per descrivere al meglio l’autocondanna di cui l’uomo è responsabile.

So bene che oggi è anacronistico parlare di giudizio divino, proiettati come siamo dentro una fede il cui viacondotto per il Paradiso si riduce a due regole: l’accettare (anzi no, favorire) l’islamizzazione e assecondare (anzi no, favorire) l’immigrazione selvaggia.
La tradizione magica del Cristianesimo è stata rinchiusa, messa in cantina, come qualcosa di malandato. Amorth, Bamonte, Fanzaga, Ratzinger, Onorio III (ultimo papa esoterista), questi i primi nomi che mi vengono in mente, sono gli irriducibili, che descrivono la contesa tra “un Principe e il Re”. Grazie a loro il Cristianesimo è così affascinante.
Esempi scomodi per una fede “superbamente” buona, che preferisce dar lustro a barconi, sbarchi, e all’onnipresente Islam.

Ma se tu rimani indifferente al destino dei nostri carnefici, coloro che dei Cristiani fanno mattanza, allora sei come me, preferisci il rischio. Non vuoi stare tranquillo. Scegli piuttosto, di calcare la scena all’interno di una città, che è una sfida ai buoni sentimenti. Le azioni politicamente corrette ti annoiano, una noia mortale. Invece che le lacrime sull’isola di Lesbo preferisci una meta originale.
Anche per te un biglietto (andata e ritorno) per i misteri di Silent Hill.

 

conformismo vs mistero, tu cosa scegli?
conformismo vs mistero, tu cosa scegli?

Silent Hill – 4

Foto by Federico Bason; Come mi immagino l’inizio del sentiero, da qui a Silent Hill
Foto by Federico Bason; Come mi immagino l’inizio del sentiero, da qui a Silent Hill

“Sentiero per Silent Hill”, una poesia di Federico Bason

 

Prendimi la mano
non temere,
immensa la nebbia
non cadere,
segui il sentiero
lei ti appare,
silente città
è da sognare.

Fa parte di un lago
richiama l’inconscio,
Ti porta nel buio
scendi più a fondo.

Per le colline bramose
informe la pace
muta le vie
in passioni stregate

Creature morbose
nascoste dal fiele
sono schiave e
padrone,
al fato crudele
non danno perdono,
senza timore
su vita e su morte
hanno ragione.

Svelta
senti le grida
comincia la festa,
Aspetta
Piramide cerca
catene e sirene,
Fuori
la strada crollata
è in muta tempesta.

Ecco gli sposi:
matrimonio dell’io
tra la nebbia e il suo Dio,
se solo vedessi
nelle case infestate
il santo col male
stringersi in pace,
non vorresti davvero
esser catturata
da una fede affamata.

Ma non temere
prendimi per mano,
con me
nella città silente
devi restare,
dentro lei
per sempre
riusciremo
a tornare.

Rose di SH il film (2006)
Rose, protagonista di SH il film (2006)

Silent Hill – 3

Il sogno dell'ateo: trasformarsi in materia
Il sogno dell’ateismo: trasformarsi in materia

La paura è servita. Finalmente in città, oltre la nebbia, si ode il richiamo: un fruscio di creature. Chi sono?
Vi invito a spulciare su youtube, alcuni video dei fans, in cui approfondiscono lo status di ognuno degli abitanti. L’aspetto spirituale dell’incontro, è quello che a noi interessa.
Se ricordate gli articoli precedenti, SH offre numerosi agganci (a volte in forma di provocazioni) con l’ateismo e il Cristianesimo. Vediamone alcuni.

Sull’ateismo: alla domanda su cosa si aspettasse nell’aldilà, Margherita Hack, celebre astronoma, rispondeva con un clichè: lei, non credendo in Dio, sarebbe diventata humus, concime per la terra. E’ l’esempio calzante di come l’ateo voglia sfuggire al mistero della fine.
Questo convincimento (mutarsi in materia come unico destino possibile) lo scoviamo anche nel gioco, con una piaga di velenosa ironia. I nemici sono creature fortemente oggettivizzate: tavolini viventi, manichini dal viso informe, creature viscose come fango, simboli concreti della sofferenza patita.
Keiichiro Toyama suggerisce, con il proseguire dell’avventura, che il non credere (a Dio) esasperi una tendenza a non credere a nulla (neppure alla realtà intorno), fino a cadere nella perdizione. Memorabili le sfide contro il padrone della città, Pyramid Head, colui che al posto della testa sfoggia una piramide, esibendo all’ateo la sacralità della condanna.

Pyramid Head, un protagonisti dell'odissea SH
Pyramid Head, un protagonista dell’odissea SH

Sul Cristianesimo: Pyramid Head è il dio di una religione strana, un culto nato per sopravvivere al buio, che dalle tenebre prende linfa. Se notate la geometria imperfetta, che trasforma la piramide in un becco, un angolo in una lama, scoprirete la fede a silent hill quanto sia affilata. Una fede Cristo-pagana, stile giapponese, che richiama l’esoterismo di un tempo.
Pentacoli, chiese e preghiere, saccheggiati dalla nostra meravigliosa tradizione medioevale.
L’aurea di Pyramid non si nutre di devozione, è pantagruelica. Divora il mondo, ne metabolizza il dolore, lo stesso che gli stessi abitanti hanno contribuito, con i loro peccati, a creare. Rappresenta il vissuto di chi si addentra nella città, come allucinazione collettiva, o come incubo solitario. E’ una nuova caratterizzazione dell’inferno sulla terra.

Dunque, torniamo alla domanda espressa nel primo articolo: quale individuo, cristiano o non, sceglierebbe deliberatamente una condizione di patimento?

La metafora (una delle principali) dentro SH è che, se si corre appresso ad un sogno, le illusioni diventano sofferenze, prendono vita, si mettono a caccia di chi li ha generate.
Sembra pazzesco, ma è crude(l)mente reale.
Non ci credete? In America, tra ragazzi e ragazze, spopola una moda, diffusa nel mondo, che vanta milioni di followers: il cutting.
Coloro che praticano il cutting sono social-addicted, si autoinfliggono tagli alle braccia, che poi fotografano, condividendo le immagini sul web. E’ una reazione nei confronti di un brutto voto, di un amore finito, oppure perché non possiedono l’ultimo modello di iPhone. Una risposta ad un desiderio non realizzato.
Che gusto ci trovino è un mistero, la psicologia può aiutarci: il cutting, amplificato dalla condivisione sui social è la voglia di rendere concreta la sofferenza. Procurarsi tagli alle braccia, fotografarsi, è il modus di esteriorizzare il tormento.
Il lifestyle scellerato di molti teenagers fa comprendere che SH è più di un videogioco: racconta una visione –realistica e convincente- dell’auto-condanna.
E’ una metafora basata sulla suggestione, ma non chiamatela fantasia, non prima di controllare gli avambracci dei vostri figli. 😀

Incuriositi?  Allora prendete quel sentiero, c’è un posto strano da vedere…

Silent Hill – 2

Una decisa provocazione su spiritualità e ateismo, di come possano coinvolgere l'immaginario di chiunque ci si accosti
Una decisa provocazione su spiritualità e ateismo, di come possano coinvolgere l’immaginario di ognuno di noi.

Difficile definire Silent Hill: un gioco? Un film? Una (simbolica) dannazione dell’essere?

Dopo secoli di percorso fantastico, dove pittori e poeti hanno immaginato l’ascesa e la discesa dell’essere umano, le inquietudini del tempo sono state narrate, fino a quando -negli anni 90- grazie al genio visionario di Keiichiro Toyama, prende vita l’icona Silent Hill.

Su S.H. si potrebbe scrivere all’infinito, e non scherzo. Sarebbe bello che qualche teologo, o esponente della Chiesa, guardasse a questo mondo, speculare al nostro, che polverizza le icone ever green “fuoco, diavoli e forconi”.

Su Youtube è disponibile un documentario della National Geographic, che affronta il concetto che l’uomo ha del giudizio divino: se le religioni sono in linea di massima, d’accordo sull’esistenza del Paradiso (cioè la presenza di Dio), la possibilità che esista una meta oscura è fonte di mille diatribe.

L’ultima parola aspetta a due delle religioni principali: il Cristianesimo, che con la sua speranza di salvezza rende l’uomo autodeterminato (sei tu a decidere se ricongiungerti con Dio); e l’ateismo, che propone di spostare l’attenzione non su Dio (lo rifiuta) ma sul nulla, inteso come fine di tutto. Qualunque azione tu scelga, credono gli atei, la meta finale è la morte.
Nota bene: l’ateo si dichiara non-religioso, eppure è convinto talmente dei suoi dogmi, che l’ateismo può considerarsi senza dubbio una religione.

Il problema è identico: quale Cristiano -invece del Paradiso- sceglierebbe fuoco e tormenti, di propria volontà?

Quale ateo  -invece della vita terrena- aspirerebbe alla fine di tutto, al nulla eterno?

Silent Hill scardina il concetto di destinazione, inteso come aldilà. Prende a calci l’ateismo, ironizzando sui suoi luoghi comuni (il simbolo di come accada tutto per caso, è un cagnolino che muove le leve, uno dei possibili finali del gioco).

è chiamato "dog ending", una metafora dell'assenza di bene e di male, tutto accade per caso
è chiamato “dog ending”: una metafora dell’assenza di bene e di male. A decidere è il caso

E accende una riflessione per il cristiano, sul pericolo di una spiritualità soggiogata all’inconscio (in cui sogni e deliri fanno da padroni).
Per addentrarci meglio nel tema, riprendiamo il cammino; continuate a seguirmi! 😀

Silent Hill – 1

Magia, espiazione, occultismo, religiosità, tanti sono i passi per l'ingresso dentro la città
Magia, espiazione, giudizio, religiosità, tanti sono i passi per l’ingresso dentro la città

 

Questo o altri articoli che scriverò su Silent Hill, non hanno la pretesa di definire il meccanismo dietro la storia, né di rinchiudere l’immaginazione estrema, che arde dentro la “città silente” (che oggi vive di vita propria).

Anche dare al lettore dei riferimenti è arduo: sono usciti e in uscita numerosi sequel, film, fumetti, digressioni sul brand S.H. Non è solo marketing, il gioco della Konami ha contaminato l’immaginario con una prepotenza tale, che ora è parte delle icone fantastiche (e spirituali), dal 900 al nuovo millennio.

Nota bene: mi riferisco al videogame Silent Hill 1 e 2 in parte al 3, sui film e gli altri episodi occorrerebbe un ulteriore digressione, quindi è bene circoscrivere il campo.

Perché l’esperienza di questo gioco è unica? In cosa differisce dalle varie ambientazioni di zombi, licantropi e case infestate?
SH è uno stile di vita.
E incredibilmente, in maniera inconscia, lo abbiamo attraversato tutti.
Ego(t)ismo, bramosia di sè, desideri mutati in allucinazioni, gli stessi divorati dalle illusioni, la continua-morbosa fragilità del confine tra bene e male, il coraggio di affrontare il giudizio, la ricerca forsennata dell’io (protagonista e colpevole), tutto è emanazione dei recessi dell’anima, di colui che la percorre.
E’ il compiacimento del proprio inconscio, che occupa creature misteriose, denti e artigli, nessuna buona intenzione.
Le dinamiche sono quelle del “survival horror”, l’atmosfera richiama un’esoterismo cristiano-antico, superbamente “made in japan”.
L’happy ending non è assicurato, che rende -come nella vita- tutto molto eccitante.

Superata la collina, la città: in gioco è la vita di un uomo, non solo: si vince (o si perde) il purgatorio, l’inferno, un istante di paradiso. Silent Hill assomiglia ad un freddo inverno, insieme alla nebbia, l’io congelato è perso; il suono di una sirena avverte che bisogna correre, nascondersi. In strada presenze magiche e pericolose.
Unico e sublime. (continua)