Due Videoclip

Due videoclip  creati da me, che riflettono un approccio originale alla realtà, editing su fumetti creepy anni 80.

The atheist: meno di un minuto per dimostrare quanto il Cristianesimo, quello rivolto al soprannaturale, sia dirompente.

 

 

The Game: Il Covid-19 dimostra che i ponti non sono il viatico di Dio, forse il contrario. La relazione con il Mistero non ha bisogno di infrastrutture.

 

Esercizi 2019

La curiosità dell’uomo verso lo spazio, l’esplorazione di pianeti è il suo innato desiderio di infinito.
Una fame che accomuna credenti e non, che si esprime con approcci diversi, ma rimane un punto incontrovertibile dell’esperienza umana.
Anche (sopratutto) in maniera inconscia: ci si domanda, tramite un film, o una lettura, quale sia il “dopo”.
Il nulla (come predica l’ateismo), oppure Tutto (come chi si affida ad una fede)?

La religione sembra essersi stancata di questo dualismo, opposto, litigioso.
Che si trascina da millenni, senza un punto di svolta.
E’ un mistero, quindi affascinante da meditare, molto meno da dipanare.
Per questo si sceglie la via più comoda: meglio parlare di barconi, di migranti.
Più facile dire che l’agonia del mondo è sulle spalle dei Cristiani, che dire ai Cristiani di sentirsi padroni della propria ricerca.
Quale ricerca?
La ricerca del Mistero.

Ho letto gli appunti degli Esercizi 2019, e ammetto che mai come quest’anno ho trovato la ricerca di quel Sé, vivo, limpido.
Tanta carne al fuoco, poiché mi sembra che lo studio sia focalizzato sulla domanda.
Molto CL delle origini, nulla sul “religiosismo” moderno (i ponti o l’avanspettacolo dell’accoglienza).

La lettera di una ragazza, per esempio, mi ha colpito:
racconta di venir fuori da un’esperienza positiva, bella. In cui ha percepito il senso Cristiano.
Poi torna alla vita di tutti i giorni.
E di quella esperienza non rimane nulla. Come ingoiata. Lei si sente spenta, torna la stessa di prima. Si affrontano le identiche difficoltà, l’aridità che la vita propone a getto continuo.

La risposta è concreta, tipica del modus giussaniano: andare a fondo dell’esperienza; domandarsi: “ciò che ho vissuto, l’ho vissuto al 100%?”.
Ci penso sù, è la domanda della ragazza a non convincermi.

Vorrei chiederle: sei sicura che quell’esperienza che tu consideri positiva, nonostante si sia esaurita nel tempo di quell’unica circostanza, non abbia –in qualche modo- cambiato il mondo che hai attorno?

La ragazza spiega: tutto è tornato grigio, piatto. Quindi la percezione è che la realtà sia rimasta lo stessa, ma –da lì si dovrebbe partire- la tenebra della quotidianità difficilmente viene squarciata.
Non saremmo noi forse troppo esasperati nel volere la “Rivelazione”?

Quello di cui sono convinto è che fare esperienza del Mistero, incide sempre la realtà circostante, forse non la cambia, ma la colora decisamente.
Quell’esperienza –se vera- rende meno oscura la gradazione della realtà (che purtroppo tende al nero).
Non è cosa da poco!

Il suggerimento che vorrei dare a quella ragazza è di considerare la realtà sempre collegata all’esperienza cristiana. Nonostante tutto. Nonostante il proprio Io. Non bisogna desiderare le “mirabilie” (accolgo, apro i porti, vedo la fratellanza dove non c’è) ma addestrarsi a percepire le gradazioni, a volte impercettibili, di una realtà che è sempre dipendente dal Mistero, e non viceversa.

Fonte

The Terror. Suggestioni raffinate di una grande serie tv. E’ l’opposto della insipida teatralità delle ONG di mare.

Sul significato della Fede, Giussani spiega:
ogni espressione dell’uomo, della natura, si rifà –consciamente o meno- al cristianesimo.
Qualcosa che vedi, che leggi, che sperimenti, se descritta con profondità, fa venir voglia di andare a fondo, di arrivare alla fonte.
Che è appunto la regola del cristianesimo.

Principio identico (si avvalora l’elemento razionale sopra esposto) si utilizza nel Marketing. Un mezzo qualsiasi, film, musica, lettura, se ha VALORE, stimolerà l’utente ad una certa curiosità.
La stimolazione del desiderio crea domanda, la domanda sostiene il prodotto, è una legge di mercato.

La regola suddetta con l’avvento di internet si è raffinata: la pubblicità viene creata per unire utente-prodotto, il passaggio è velocissimo, quasi istantaneo.
Un osmosi ultra personalizzata, che calza come un guanto.

Nella fede, per una bizzarra scelta di “grandeur”, si è giunti all’opposto: gli stimoli dell’individuo hanno difficoltà ad essere accolti dalla Chiesa “moderna”. Che oggi guarda altrove, ha noia di sé stessa, scoraggia la pretesa dei suoi devoti.
A pensarci bene, siamo lontani anni luce dalla ricerca del Mistero, di Giussaniana memoria.

A che punto siamo arrivati?
Che l’atto del bere acqua, per poi cercare la fonte, funziona. ma il torrente è irriconoscibile
Pazzesco, vero?
La proposta della fede, quella millenaria intrisa di Mistero, è messa da parte.
Oggi ci invitano a seguire le istanze delle ONG, le stesse chimere, le stesse dolciastre illusioni.
Una nuova algebra del desiderio: ponti, porti, valori per tutti e per tutte i gusti.
Allora dove sta il Cristianesimo? Certo non tra le ONG. E’ pur vero che esse hanno un formulario di preghiere (laiche) ringraziamenti (laici), riti (laici) ma la spiritualità è altro. Se ci accontentiamo di questo, di una proposta “light”, la fede non solo è destinata ad essere ignorata, ma affonderà nell’irrilevanza delle corti buoniste e radical-chic.

E’ sufficiente uno sguardo nuovo, dentro un telefilm, per sapere davvero cos’è il cristianesimo.
“The Terror” è un thriller (liberamente inspirato alle atmosfere lovecraftiane) che parla di un viaggio, prima di tutto interiore.
Alcuni messaggi che sono riuscito ad apprezzare:
La fede come immeritata beatitudine.
La speranza di un comandante di vascello, verso la salvezza, almeno dell’anima.
La vacuità degli obiettivi terreni.
Un approccio al soprannaturale che cerca di salvare l’umano.
Il valore della comunità, che forze ancestrali mettono alla prova.

In “The Terror” non esistono ponti, porti, ONG in azione, perciò la presenza spirituale è altissima… non è lampante?

QUI UN ESTRATTO (SENZA SPOILERS) di “The Terror”.
La domanda del video è: perchè l’uomo, sperimentato l’incontro con Dio, sceglie di allontanarsi? La “fame” è una giustificazione o una paura del Mistero?

 

 

Cosa hai visto?

Thriller Zone è un trittico per pensare e credere.
Leggiamo in chiave spirituale i misteri della cronaca noir.

 

File n.1 – “Cosa hai visto?”

 

Premessa:

– Il delitto perfetto non esiste, neppure il suicidio perfetto.

– Un versetto biblico per avvicinarsi all’inspiegabile: il tragico epilogo di Giada Di Filippo.

 

Anch’io come tanti, sono perplesso di fronte al gesto di Giada.
Troppe domande, troppi misteri, troppi dettagli inquietanti.

La storia inizia (o meglio finisce) con una telefonata: una ragazza che risponde al suo fidanzato, futuro sposo, lei lo rassicura, lo ringrazia poi gli dice: “Puoi vedermi?”.
Lui la cerca, non la trova, quella frase “Puoi vedermi?”, lo incuriosisce: si era fatta bella (era già bellissima) per lui o per l’occasione? La laurea d’altronde è un traguardo speciale…

“Puoi vedermi?” Cos’altro poteva significare?
Il mazzo di rose l’avrebbe fatta felice, appena lei l’avesse visto, appena si fossero incrociati…

Ma dov’era? Non riusciva a vederla.

Si sarebbero baciati? Senz’altro, ma leggermente, per non togliere il rossetto dalle labbra, era il giorno della laurea, dopo la discussione della tesi, avrebbero avuto il tempo di… ma perché qualcuno stava gridando?

Perché la gente correva, urla che assomigliavano a pianti, c’era chi pregava, chi imprecava, cosa accadeva?

Giada da quel giorno ha rinunciato ai fiori, alle rose, a chiunque le volesse bene; ritroverà omaggi floreali su una gelida tomba, vestita da sposa dentro una bara bianca.
“Puoi vedermi?” sembra sussurrare.

Troppi misteri, troppi interrogativi, giornalisti e indagatori della psiche hanno detto la loro, tralasciando un indizio rivelatore.
Quello spirituale.
La domanda che Giada ha rivolto al fidanzato, dovremmo rivolgerla a lei.
“Giada, ma cosa hai visto?”

Facciamo un passo indietro:

Ci troviamo all’università, allo scoccare della macabra messinscena, in quel maledetto giorno.

“Dove sei? Non ti vedo!” il fidanzato parla al telefono, si muove in direzione del luogo concordato. Giada non è lì? Certo che si, dove se non lì, per coronare l’impegno, dopo 5 anni di studio.
Gli amici, la famiglia, l’amore, si erano dati appuntamento, tutti per lei.

Ma Giada avvertiva un mutamento che da lì a poco sarebbe diventato un volo, gli occhi si fecero cupi, nella paura di vedere qualcosa.

Ma cosa?

Escludiamo le solite ipotesi, lette sui giornali, sui blog.
Sono offensive, per la ragazza e per la sua famiglia, le elenco e spiego dove sia l’errore:

  • stato depressivo (è un falso perchè rappresenta una diagnosi generica: dal terrorista al serial killer è un modo per nascondere il problema).
  • condizione di disistima (come dire: non si è laureata quindi si è ammazzata. E’ falso: Giada sapeva che un titolo accademico non avrebbe cambiato le cose).
  • la presunta severità della famiglia (falso: qualcuno addossa al padre -appartenente ad alte cariche militari- un’educazione repressiva. Non esiste nessuna prova a riguardo. Anzi, Giada –secondo le confidenze fatte alla cugina- si riteneva una ragazza fortunata).
  • personalità violenta (falso: una nota psicologa ha scritto che la messinscena prima dell’omicidio avrebbe un valore fortemente aggressivo. Quello di punire chi le voleva bene. Per me è impossibile credere alla sociopatia. Pensate che il sindaco di Sesto Campano -dove i Di Filippo risiedono- ha definito Giada un “gioiello”, il paese la descrive come affabile e solare).

 

Oltre gli enigmi, la ragazza ha visto qualcosa. Di raccapricciante.
Lei, da credente, ha avvertito qualcosa, che le è salita sulla pelle e da lì non si è smossa.

Una verità che può sconvolgere:
 “Tutto il mondo giace nel potere del maligno” (1 Giovanni 5/19)

Questa condizione, qualora si negasse, può esprimersi come volontà esterna, divenendo padrona degli occhi che la guardano.

E’ bene ricordare che un Dio operante è il porto sicuro contro le tempeste della vita.
Il Cielo, sopra a chi lo guarda, si staglia in contrapposizione con il mondo.
Quel mondo corrotto, maligno, che ha fatto volare giù Giada Di Filippo.

Pare impossibile credere ai professori, ai giornalisti, agli psichiatri.
Vorrei chiederlo a lei, farle l’ultima domanda: Giada, ma cosa hai visto?

 

Clicca QUI: mio editing su estratto di “”Fear and wonder” dei Dimmu Borgir e video dei Behemoth “Ov fire and the void”. Rende perfettamente l’idea.