Due Videoclip

Due videoclip  creati da me, che riflettono un approccio originale alla realtà, editing su fumetti creepy anni 80.

The atheist: meno di un minuto per dimostrare quanto il Cristianesimo, quello rivolto al soprannaturale, sia dirompente.

 

 

The Game: Il Covid-19 dimostra che i ponti non sono il viatico di Dio, forse il contrario. La relazione con il Mistero non ha bisogno di infrastrutture.

 

Cosa hai visto?

Thriller Zone è un trittico per pensare e credere.
Leggiamo in chiave spirituale i misteri della cronaca noir.

 

File n.1 – “Cosa hai visto?”

 

Premessa:

– Il delitto perfetto non esiste, neppure il suicidio perfetto.

– Un versetto biblico per avvicinarsi all’inspiegabile: il tragico epilogo di Giada Di Filippo.

 

Anch’io come tanti, sono perplesso di fronte al gesto di Giada.
Troppe domande, troppi misteri, troppi dettagli inquietanti.

La storia inizia (o meglio finisce) con una telefonata: una ragazza che risponde al suo fidanzato, futuro sposo, lei lo rassicura, lo ringrazia poi gli dice: “Puoi vedermi?”.
Lui la cerca, non la trova, quella frase “Puoi vedermi?”, lo incuriosisce: si era fatta bella (era già bellissima) per lui o per l’occasione? La laurea d’altronde è un traguardo speciale…

“Puoi vedermi?” Cos’altro poteva significare?
Il mazzo di rose l’avrebbe fatta felice, appena lei l’avesse visto, appena si fossero incrociati…

Ma dov’era? Non riusciva a vederla.

Si sarebbero baciati? Senz’altro, ma leggermente, per non togliere il rossetto dalle labbra, era il giorno della laurea, dopo la discussione della tesi, avrebbero avuto il tempo di… ma perché qualcuno stava gridando?

Perché la gente correva, urla che assomigliavano a pianti, c’era chi pregava, chi imprecava, cosa accadeva?

Giada da quel giorno ha rinunciato ai fiori, alle rose, a chiunque le volesse bene; ritroverà omaggi floreali su una gelida tomba, vestita da sposa dentro una bara bianca.
“Puoi vedermi?” sembra sussurrare.

Troppi misteri, troppi interrogativi, giornalisti e indagatori della psiche hanno detto la loro, tralasciando un indizio rivelatore.
Quello spirituale.
La domanda che Giada ha rivolto al fidanzato, dovremmo rivolgerla a lei.
“Giada, ma cosa hai visto?”

Facciamo un passo indietro:

Ci troviamo all’università, allo scoccare della macabra messinscena, in quel maledetto giorno.

“Dove sei? Non ti vedo!” il fidanzato parla al telefono, si muove in direzione del luogo concordato. Giada non è lì? Certo che si, dove se non lì, per coronare l’impegno, dopo 5 anni di studio.
Gli amici, la famiglia, l’amore, si erano dati appuntamento, tutti per lei.

Ma Giada avvertiva un mutamento che da lì a poco sarebbe diventato un volo, gli occhi si fecero cupi, nella paura di vedere qualcosa.

Ma cosa?

Escludiamo le solite ipotesi, lette sui giornali, sui blog.
Sono offensive, per la ragazza e per la sua famiglia, le elenco e spiego dove sia l’errore:

  • stato depressivo (è un falso perchè rappresenta una diagnosi generica: dal terrorista al serial killer è un modo per nascondere il problema).
  • condizione di disistima (come dire: non si è laureata quindi si è ammazzata. E’ falso: Giada sapeva che un titolo accademico non avrebbe cambiato le cose).
  • la presunta severità della famiglia (falso: qualcuno addossa al padre -appartenente ad alte cariche militari- un’educazione repressiva. Non esiste nessuna prova a riguardo. Anzi, Giada –secondo le confidenze fatte alla cugina- si riteneva una ragazza fortunata).
  • personalità violenta (falso: una nota psicologa ha scritto che la messinscena prima dell’omicidio avrebbe un valore fortemente aggressivo. Quello di punire chi le voleva bene. Per me è impossibile credere alla sociopatia. Pensate che il sindaco di Sesto Campano -dove i Di Filippo risiedono- ha definito Giada un “gioiello”, il paese la descrive come affabile e solare).

 

Oltre gli enigmi, la ragazza ha visto qualcosa. Di raccapricciante.
Lei, da credente, ha avvertito qualcosa, che le è salita sulla pelle e da lì non si è smossa.

Una verità che può sconvolgere:
 “Tutto il mondo giace nel potere del maligno” (1 Giovanni 5/19)

Questa condizione, qualora si negasse, può esprimersi come volontà esterna, divenendo padrona degli occhi che la guardano.

E’ bene ricordare che un Dio operante è il porto sicuro contro le tempeste della vita.
Il Cielo, sopra a chi lo guarda, si staglia in contrapposizione con il mondo.
Quel mondo corrotto, maligno, che ha fatto volare giù Giada Di Filippo.

Pare impossibile credere ai professori, ai giornalisti, agli psichiatri.
Vorrei chiederlo a lei, farle l’ultima domanda: Giada, ma cosa hai visto?

 

Clicca QUI: mio editing su estratto di “”Fear and wonder” dei Dimmu Borgir e video dei Behemoth “Ov fire and the void”. Rende perfettamente l’idea.

Moloch

Una processione interminabile, alimentata da media e tv, per chiedere una grazia. A chi?

 

Spendo un paio di righe su Moloch, film di Aleksandr Nikolayevic Sokurov, anno 1999. Uno scorcio sul Berghof, il nido d’aquila, sui torbidi personaggi che lo abitano.

Moloch (che sta a significare entità malefica) è un ritratto di Hitler, gli ultimi giorni, un requiem che non cede alla trappola dei clichè (il pericolo della banalizzazione, la riduzione del dramma) ma svela lembi taciuti (ignorati) sul reich dei “mille anni”.

E’ diverso dal più famoso “La Caduta”, in cui viene dipinto un furher divorato da turbe omicide. Va in scena la rabbia, l’isteria, al contempo rassicura lo spettatore. ”La caduta”  congeda il pubblico con un messaggio: ”Lo avete visto? Lo avete ascoltato? Hitler era pazzo”. Un immagine consolatoria, come può essere la divisione tra malattia e sanità, bene e male.

In Moloch domina l’irrazionale*. Tralasciando le ipotesi di psicosi, psicolabilità, eccetera, si mette in scena ciò che gli storici confermano.
Di cui non si ha mai voglia di parlare.
Alcuni lo definiscono “Enigma Hitler”: il sub-inconscio del dittatore, vagliato da medici, umanisti, filosofi, profilers non porta ad alcuna spiegazione; di come un pazzo (?) sia riuscito ad arrampicarsi sul tetto del mondo, per poi -nell’inerzia generale- scaraventarlo in un baratro.       

Moloch svela la benzina velenosa con cui Hitler si accendeva: l’avversione per il cristianesimo (che era pari al suo odio verso gli ebrei).
Una verità che si stenta a riconoscere, eppure ci sono prove che attestano l’autenticità.
Il sodalizio con l’occulto veniva prima del potere, fino a sfociare in paradossali ricerche: il sacro Graal, un dio chiamato Wotan, la lancia magica di Cristo.
Niente più del nazismo coniugava fanatismo e negromanzia. Con gli esiti disastrosi che conosciamo.
Il dialogo del prete e il furher (il video sotto il post), mi ha portato alla riflessione sul presente.

Quanto è simile l’atteggiamento di quel prete (“ma perché sono così stupido” dirà di sé, dopo non aver ottenuto la grazia) con l’affannarsi di alcuni cattolici, quelli che parlano di ponti, che appoggiano le ONG, che cercano Cristo in una moschea.  
Si fanno interlocutori (o peggio, garanti) di una Entità** che è in guerra contro loro stessi e contro di noi.

Eppure perseverano: vittime di un incantesimo? Non si accorgono della tenebra che li circonda? ***

Il dominio medio orientale**** è erede dello scatenamento che il diavolo ha promosso nel reich. Qualcuno dice: non resta che raccogliersi in preghiera. Già, ma all’epoca non è bastato. E’ insufficiente anche ora. Lo capiremo quando sarà troppo tardi.
Le vie per il Berghof (purtroppo) sono infinite e molto popolate.

 

Qui il video a cui fa riferimento l’articolo (estratto dal film “Moloch”) Tutti i diritti sono dei legittimi proprietari.

 

Nota*
Il film sviluppa diversi temi legati all’ideologia nazista; il fascismo (dal 40m:24s) è descritto come disattento al soprannaturale (simbologia terra-aria).
Per Hitler la magia era una via maestra, quindi si lamentava: “”Mussolini non capisce! Ha fatto piantare ovunque in Italia fitti boschi, così facendo riempirà la Germania di millepiedi!”, considerando l’alleato non all’altezza delle forze arcane in gioco.
“Millepiedi, millepiedi dappertutto…” ripeteva, temendo che quelle forze -non dominate- gli sarebbero ritorte contro.

Nota **
Chiamo “Entità” quella forma di pensiero negativo che si evolve in azione negativa: mi riferisco quindi allo IUS SOLI, alle ONG, all’immigrazione clandestina, alla sostituzione etnica, al terrorismo, al fondamentalismo religioso, all’ONU, all’ingerenza occidentale in medio oriente (Siria, Yemen, ecc), all’ISIS, alle forme di maligno contemporaneo, costruite sul potere, la menzogna, la corruzione. Visibili e invisibili.

Nota***
La divisione nella Chiesa non è tra chi si professa modernista e chi invece tradizionalista, questo è solo un gioco di potere.
La differenza è in chi si reca (metaforicamente) al Berghof, e chi invece ne scoraggia la visita.
E’ vero, come dice papa Francesco, che “Gesù si è fatto diavolo” (citaz.), ma “senza esagerare” aggiungerei io.
Riconoscere il Mistero in tutte le Sue forme è auspicabile, ma guai a provare a convertire il Male.  
Farsi megafono di un Islam in guerra contro tutto e tutti, è come perpetuare l’errore del prete nel film. O si è illusi o si è stupidi.

Nota****
Interessante quello che riporta l’Istituto di ricerca americano Pew Research: le cifre iperboliche fanno riferimento soltanto agli immigrati regolari. Aggiungendo anche i clandestini arriveremmo a 100 milioni di “eurabi”. Il Giornale ha riportato i risultati della ricerca qui.

 

 

 

Sensi di colpa

buffoni di corte che stimolano risate; buffoni del pianto che stimolano rimorsi

Un motivo per cui il Cristianesimo era inviso da atei e agnostici risiedeva nella presenza del senso di colpa. Accusavano: “che religione è, quella che insinua un peccato perenne, che incatena la coscienza ai sensi di colpa?”.

Oggi è il futuro a rispondere: porsi quelle domande è anacronistico. Ignorate da fedeli e pagani, sono riproposte da una sparuta realtà, inquietante. Dalla Bonino, con le sue lezioni di etica sul pulpito, spiega l’incommensurabilità dell’accoglienza, poco importa se lei -donna forpice e aborto- è stata madrina della non vita.
Oppure le elucubrazioni degli atei devoti, tutti “ponti e solidarietà”. Essi nascondono una malattia interiore: lo smarrimento di sé stessi, della propria storia, che li porta a raccattare chiunque per fuggire dal proprio io.

La stimolazione del rimorso è -per fortuna- cassata dalle sfide della realtà. Altro che “cuore rotto dal pianto”, la colpa non esiste, non deve esistere, se non quella di non difendere la propria libertà. Prendere fiches, scommettere sulla vita, che è unica, soltanto per essa vale soffrire.

Ma le cose vanno così: l’ateismo insieme ad una elite religiosa (Teologia della liberazione), ripropone le vecchie domande. E’ cambiato l’oggetto della colpa, ma non il dito puntato.
Vogliono provocare nell’animo di chi vive, prega, spera (e su chi sopravvive, non prega, e ha smesso di sperare) una fantomatica indegnità tout court.
Il metodo funziona.

Puoi leggere sui giornali, interviste, articoli, vedere in tv, al cinema, film, video, cortometraggi su: barconi, migranti, la situazione in Siria, l’Occidente in difesa dei musulmani (il topolino che si fa custode del leone!) e altre esotiche questioni.
Atei e liberatori su di esse fanno proseliti, sottolineando: problemi, tragedie, sciagure, sono colpa nostra. Colpa tua.

Colpa tua se alcuni muoiono affogati, se altri vengono bombardati, se scannano per la sharia, se non amano l’italia. O se non si sentono accettati. 
L’innocente è sullo stesso piano del carnefice.
Per l’espiazione si suggerisce di dare in dono potere, soldi, la rinuncia alle libertà personali.
Colpa? Colpe?

Ma se ripartissimo dall’autodeterminazione?
Se dicessimo a noi stessi: “Sto io al tavolo da gioco, sono responsabile della mia partita”, avremmo risolto la questione.
Il biscazziere che parla di colpa condivisa, verrebbe scoperto. Chi prenderebbe le sue carte truccate e menzognere?

Silent Hill – 3

Il sogno dell'ateo: trasformarsi in materia
Il sogno dell’ateismo: trasformarsi in materia

La paura è servita. Finalmente in città, oltre la nebbia, si ode il richiamo: un fruscio di creature. Chi sono?
Vi invito a spulciare su youtube, alcuni video dei fans, in cui approfondiscono lo status di ognuno degli abitanti. L’aspetto spirituale dell’incontro, è quello che a noi interessa.
Se ricordate gli articoli precedenti, SH offre numerosi agganci (a volte in forma di provocazioni) con l’ateismo e il Cristianesimo. Vediamone alcuni.

Sull’ateismo: alla domanda su cosa si aspettasse nell’aldilà, Margherita Hack, celebre astronoma, rispondeva con un clichè: lei, non credendo in Dio, sarebbe diventata humus, concime per la terra. E’ l’esempio calzante di come l’ateo voglia sfuggire al mistero della fine.
Questo convincimento (mutarsi in materia come unico destino possibile) lo scoviamo anche nel gioco, con una piaga di velenosa ironia. I nemici sono creature fortemente oggettivizzate: tavolini viventi, manichini dal viso informe, creature viscose come fango, simboli concreti della sofferenza patita.
Keiichiro Toyama suggerisce, con il proseguire dell’avventura, che il non credere (a Dio) esasperi una tendenza a non credere a nulla (neppure alla realtà intorno), fino a cadere nella perdizione. Memorabili le sfide contro il padrone della città, Pyramid Head, colui che al posto della testa sfoggia una piramide, esibendo all’ateo la sacralità della condanna.

Pyramid Head, un protagonisti dell'odissea SH
Pyramid Head, un protagonista dell’odissea SH

Sul Cristianesimo: Pyramid Head è il dio di una religione strana, un culto nato per sopravvivere al buio, che dalle tenebre prende linfa. Se notate la geometria imperfetta, che trasforma la piramide in un becco, un angolo in una lama, scoprirete la fede a silent hill quanto sia affilata. Una fede Cristo-pagana, stile giapponese, che richiama l’esoterismo di un tempo.
Pentacoli, chiese e preghiere, saccheggiati dalla nostra meravigliosa tradizione medioevale.
L’aurea di Pyramid non si nutre di devozione, è pantagruelica. Divora il mondo, ne metabolizza il dolore, lo stesso che gli stessi abitanti hanno contribuito, con i loro peccati, a creare. Rappresenta il vissuto di chi si addentra nella città, come allucinazione collettiva, o come incubo solitario. E’ una nuova caratterizzazione dell’inferno sulla terra.

Dunque, torniamo alla domanda espressa nel primo articolo: quale individuo, cristiano o non, sceglierebbe deliberatamente una condizione di patimento?

La metafora (una delle principali) dentro SH è che, se si corre appresso ad un sogno, le illusioni diventano sofferenze, prendono vita, si mettono a caccia di chi li ha generate.
Sembra pazzesco, ma è crude(l)mente reale.
Non ci credete? In America, tra ragazzi e ragazze, spopola una moda, diffusa nel mondo, che vanta milioni di followers: il cutting.
Coloro che praticano il cutting sono social-addicted, si autoinfliggono tagli alle braccia, che poi fotografano, condividendo le immagini sul web. E’ una reazione nei confronti di un brutto voto, di un amore finito, oppure perché non possiedono l’ultimo modello di iPhone. Una risposta ad un desiderio non realizzato.
Che gusto ci trovino è un mistero, la psicologia può aiutarci: il cutting, amplificato dalla condivisione sui social è la voglia di rendere concreta la sofferenza. Procurarsi tagli alle braccia, fotografarsi, è il modus di esteriorizzare il tormento.
Il lifestyle scellerato di molti teenagers fa comprendere che SH è più di un videogioco: racconta una visione –realistica e convincente- dell’auto-condanna.
E’ una metafora basata sulla suggestione, ma non chiamatela fantasia, non prima di controllare gli avambracci dei vostri figli. 😀

Incuriositi?  Allora prendete quel sentiero, c’è un posto strano da vedere…