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Papa del dialogo, della pace, dell’umiltà. In questo può riassumersi la straordinaria esperienza di Francesco, vicario di Cristo, ora qui tra noi.
La stragrande maggioranza l’ha compreso, Magdi Allam no.
La novità è che non bisogna soltanto meditare sulle parole, proferite dal Pontefice, ma coglierne i risultati, quel pensiero che diventa subito azione.
Ecco, Francesco potrebbe dirsi un perfetto uomo d’azione: dove la spiritualità si unisce alla decisione. Il Cristianesimo, attraverso un impegno irriducibile, raggiunge il culmine, dando i frutti della fratellanza.
L’esortazione che ha consegnato al mondo è questa: tra le religioni sussista sempre il dialogo, il rispetto, la tolleranza.

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Nella grande tradizione Giudaica-Cristiana dell’Europa, solo un Papa come il nostro, che viene “dalla fine del mondo“, ha saputo reinsaldare/rinvigorire quelle radici, senza ricorrere a lunghi tatticismi. Lo ha fatto immediatamente.
Perfino il suo accostarsi alla religione mussulmana, è sbalorditivo. Conferisce un contraccolpo al cuore, che se non educato da un percorso, può lasciare spiazzati.
Nonostante l’estremismo islamico continui a perseguitare cattolici ed ebrei (e qualunque uomo buono e giusto sulla terra), Papa Francesco ha invitato a non perdere le speranze, rivolgendosi in preghiera anche con i mussulmani.
Nulla sia lasciato intentato, perchè farsi prendere dalla rabbia può portare ad un livello più alto di scontro.
Non esistono più scuse: se il Papa stesso vuole impegnarsi per “per favorire la giustizia, promuovere la riconciliazione, costruire la pace“, questa è la strada da seguire. Chi vuole capire, capisca subito.
 
 
 
 
 
 
 
                           
                         Mia riflessione tratta dall’articolo de La Repubblica, disponibile QUI.

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Un impegno chiamato Fratellanza
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