Papa in ombra-cristoria
Passare da “La Chiesa non è un ONG” a trasformarla in succursale del disagio islamico. Papa Francesco stupisce ancora.

Mai come adesso la Chiesa è stata forte. Invincibile.

Il management scelto da Bergoglio non solo si è rivelato vincente, ma di fatto ha zittito i (pochissimi) critici del suo pontificato.
Mentre i detrattori scrivevano di lana caprina (votazione-elezione secondo o non secondo diritto canonico, iter fumoso o impreciso ecc.), lui ha tirato dritto, sbaragliando tutti, i numeri parlano chiaro.
Vediamoli un po’ questi numeri:

Oltre 3 milioni di giovani radunati per la GMG, entusiasti, convinti.
Rapporti di reciproco vantaggio con le elite di 2 continenti, welfare dell’accoglienza in 6 nazioni chiave, migliaia di intellettuali, amministratori, dirigenti (non cattolici e/o non credenti all’apparenza super partes) tramutati in diapason precisi della politica Bergogliana.
Casse del Vaticano stracolme fino a scoppiare, supportate da un business miliardario (in euro), per la gestione dei profughi, da qui ai prossimi 10 anni.

Continuiamo ancora: un trionfo di immagine (sotto slogan come “Costruire ponti” e “Chi sono io per giudicare”) che nessuna campagna pubblicitaria planetaria riuscirebbe ad eguagliare.
La Chiesa del Papa argentino è cool, fa gola a molti, forse a troppi. Milioni di atei, gnostici, increduli, credenti ma non troppo, rifuggono dal Cristianesimo, ma si sentono rappresentati da Francesco.

Un nuovo modo di intendere la fede che ingigantisce, cambia, non si ferma dinanzi a nessuno: se esiste un potere che può insidiarne un altro, è meglio scendere a patti, per ottenere di più, molto di più.
Ecco pronto l’accordo, anzi no 2, poi 5, 10, 100 accordi. Dal parlamento, all’ufficio stampa, fino alla passerella, il sodalizio tra “il catto-buonismo” e la lobby LGBT è inarrestabile.
E’ normale per la CEI, per uno degli eventi più importanti della cristianità, assoldare come presentatrice Lodovica Comello, già madrina del gay village, già portavoce della lobby sopracitata.
Chiamata anche Daria Bignardi, in altra occasione, già assidua promotrice del gender, sponsor dei soliti noti.
Non è mancanza di senso (o di etica, fate voi) vale il detto: business is business.

Continuiamo con i miracoli di Francesco: numeri che valgono la moltiplicazione di pani e dei pesci. Tanti, tantissimi: 246 milioni per l’esattezza. Quantificati nella popolazione del Medio Oriente.
Dall’isola di Lesbo, la promessa (mantenuta) di aiutare la fiumana islamica a raggiungere l’Europa. Al contempo stesso rassicurare i cittadini europei che i cosiddetti profughi sono “fratelli”, e se sopraggiunge un problema, per esempio il terrorismo, bhe, la religione non centra nulla.
Questo modus di interpretare il cristianesimo, autogestito, a tratti spiazzante, vince a mani basse, senza bisogno di confronto. Polverizza le classifiche di gradimento, è il Papa più famoso di sempre; una celebrity, secondo le penne “mangia preti”, che hanno issato bandiera bianca e si sono uniti nelle celebrazioni.
Tanti profughi, tanti fondi, una mangiatoia pronta per l’intellettuale che si presti a tranquillizzare il popolo.

Un sistema rodato: il diavolo va d’accordo con l’acqua santa, il dolce sta bene con il salato, una fede all-inclusive, in cui tutto gira alla perfezione.
A patto di essere d’accordo con il Papa, naturalmente. Perché in caso contrario son dolori.
I termini più usati da chi detiene il potere sono: guerrafondai, cattivi, estremisti, anti-cristiani. Vengono lanciati contro chi all’interno della Chiesa mette in discussione la deriva marxista in atto.
Dietro i sorrisi placidi e le preghiere pro-sbarchi, quando il sole è calato si accende la notte dai lunghi coltelli, l’ennesima vendetta.
Personaggi strapagati, dall’accesso illimitato alla visibilità nazionale, pontificano dai giornali, le radio, tv che il problema non sono il terrorismo o l’immigrazione selvaggia, ma chi si oppone ad essi.
Provengono dalla filiera di regime, in cui il cattolicesimo è una lavagna, su cui fare una divisione tra buoni e cattivi.

Distrattamente, non saprei dirvi il titolo del programma nè il nome degli intervenuti, ho ascoltato in radio (rai) una prof.ssa, vaticanista, studiosa, che ha concluso così (riferito alla strage di Nizza):
“Il pericolo vero è l’atteggiamento di certi cattolici. Noi- asseriva la prof.ssa- dovremmo concentrarci su questo. Ai tempi del Medio Evo c’erano cristiani che bruciavano le streghe, pensando di risolvere il problema; ecco, facciamo attenzione a questo tipo di persone, poiché occorre ribadire che il terrorismo si batte con il dialogo”.
Capito come vanno le cose?
Stigmatizzati (anche) come nuova inquisizione.

Il vortice straordinario di attività (in primis la raccolta di prebende) con cui il Bergoglio-style fa splendere la Chiesa, è oggetto di culto, all’infuori di esso rimane una parte importante di gregge.
Sono i cosiddetti cattivi: si tengono lontano dagli affanni del “pio e giusto”, osservando con distacco, la mareggiata verso l’accumulo di beni, in cui la barca di Pietro sembra sprofondare.
Il distacco non è ignavia, perché l’esperienza mistica della Chiesa non è in pericolo.
La mano marxista/ filoislamica può impossessarsi del timone ma non decretarne la fine.
Sarà Cristo a decidere quando la farsa dovrà finire.
Allora sarà tempo del trionfo, una conversione, della verità sul potere.

Trionfo

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