il miracolo è frutto del santo, non dell'uomo comune
il miracolo è frutto del santo, non dell’uomo comune

 

“Scherza con i fanti, lascia stare i santi”, dice l’adagio. E’ tuttora vero.
Un modo per prendere in giro il sacro è credersi santi. Come fanno tanti provocatori.
Chi sono?
Chi non si accontenta di una vita cristiana, e passa direttamente al livello UP: fa il santo. Parla di fantomatici miracoli.
Si immagina nell’olimpo del divino e dichiara di assistere-di produrre-di ricevere miracoli. Le persone che vivono ciò vanno assecondate, poichè ogni ragionamento è vano.
Non si accorgono di perdersi il bello del Cristianesimo: basta uno sguardo per salvarti; la salvezza ce l’hai già in tasca; riuscire (poco o tanto) ad esprimere la fede, fa parte del gioco.

I miracoli dovrebbero essere lasciati perdere. O meglio, lasciati a chi di dovere. Più precisamente: essere appannaggio della Chiesa. Appunto, dei santi. Stop.

Pensare che l’opera di Dio si dipani a portata di mano è fuorviante.
San Pio l’ha dimostrato: la santità richiede un prezzo altissimo: torture infernali, visite del demonio, mutilazioni della carne. Superando questo, allora si, i miracoli sono possibili.
Evidentemente, chi oggi si ostina a fare il santo si paragona a San Pio. Senza attraversare le inchieste che la Chiesa richiede, si autoproclama uomo/donna del soprannaturale.

Coloro che provano le vesti del santo, scherzano con il divino. Strappano un sorriso lassù, a chi li guarda, ed anche a noi, che non dovremmo mai prenderli sul serio.

San Pio (1)

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