Seconda parte dell’articolo su Foffo e co., poi chiudo qui: non voglio dal loro ulteriore attenzione.

L’ultimo atto: il rito dell’annientamento dell’ “altro” si consuma, il sipario si chiude, il pubblico è in piedi, l’attore principale non può concedere il bis perché , anche volendo, giace senza vita sotto una coperta, devastato da un coltellaccio da cucina.

Gli applausi scroscianti sono tutti per gli unici, veri, protagonisti che meritano ammirazione (e tutta la solidarietà): i genitori del Varani.
Chiedono, lontani dal macilento buonismo, la pena capitale per gli assassini. Tralasciando le fandonie di alcuni giornali, la richiesta non è generata dalla rabbia. E’ bene ricordare che il Varani è morto dopo 8 ore e più di atroce agonia, i genitori della vittima non invocano lo stesso trattamento riservato al loro unico figlio. Chiedono solo giustizia.

In questa selva di birilli, vuoti a perdere, tra piste di cocaina e sesso estremo, la nostra società si scandalizza per la richiesta di due genitori. Per i delitti gravi-gravissimi è “inosabile” una pena esemplare: molti non vogliono giudicare, ammiccano: ecco, ti rifilano i buoni sentimenti.

Ma accade, accadrà ancora: quando l’immaginazione non fa da padrone, l’incubo assale, materializzandosi dentro i soliti mediocri. Se siete avvezzi alla scrittura, avrete presente certi personaggi “usciti male”, innocui dentro l’abbozzo di un idea, che se non opportunamente cancellati, sono capaci di rovinare l’intera storia.
Ecco, anche nel reale, contro di essi, si dovrebbe spingere il tasto delete.

Ma non s’ha da fare, ci spiega lo Stato, perchè i cattivi debbono essere buoni, per confondersi gli uni con gli altri. Ai genitori del Varani non rimane che sperare in una giustizia ultraterrena. Tutti contenti… o no?

L’ultimo atto – Foffo & co. (2)

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