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C’è chi lo vive per puro ritualismo, chi invece lo rinnega, chi gli ha sbattutto la porta in faccia. Ci sono molti che lo chiamano, lo bramano, sperando in un segno o in una intercessione. Altri ci fanno a pugni, gli dicono: è colpa tua.
In mezzo alle vite umane, che piaccia o meno, c’è Lui. Cristo appare in noi, con la forza o con il silenzio, sempre per comunicare qualcosa.
Non ha importanza come la vediamo, cioè se qualcuno giudica la religione una risposta pertinente alle ansie quotidiane, Lui nel piccolo e nel grande, giganteggia per indicarci una via.
Se siamo stupiti di questo, e viviamo con attualità la presenza, nulla è impossibile. Se voltiamo le spalle, credendoci superiori, la domanda si spegne, e lascia spazio solo all’ansia, alla depressione.
Il suicidio di David Rossi, manager non indagato e innocente, mi ha colpito. Mi spiego: non mi ha impressionato il gesto, perchè purtoppo in tanti decidono la fine, ma perchè perfino le penne nobili dei giornali sono rimaste ammutolite. Non hanno spiegato i motivi, sempre che ce ne fosse uno, di un gesto così insensato.
Se a morire fosse stato un cassaintegrato, un disoccupato, l’ultimo anello della catena umana, i giornalisti avrebbero concluso: “eh si, era disperato, era senza futuro”.

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Qui la situazione si complica: il profilo di David Rossi era di altissimo livello, dirigente, innovatore, padre di famiglia, stimato uomo d’affari nel lavoro e nella sua città. Allora perchè? Perchè quell’ultima rincorsa alla finestra?
Viene da pensare all’attualità di certe sfide che ci pone Carròn, quando ci ammonisce a non vivere il Cristianesimo come una “favoletta”, come qualcosa di zuccheroso da sciogliere in fretta.
Ci porta l’esempio dell’amicizia tra Pietro e Gesù (pag 51 Esercizi CLU, allegato Tracce 2013), che non era lacrimevole o scontata. E’ vero che tutto nasceva dal rapporto tra discepolo e Maestro, ma dietro a ciò bruciava una tensione emotiva, che diventava reazione, gesto dinamico verso di Lui (Pietro che si tuffa in mare per raggiungere prima Gesù).
Ecco cosa significa per me la Consistenza.
Il Cristianesimo non è una favola della buonanotte, non è commiserazione in vista del perdono, ma accettare una sfida quotidiana.
Tornando al suicidio di un uomo, innocente e manager dell’upper class, siamo chiamati continuamente a porci quella domanda: la nostra sequela per Cristo è reale, oppure come tanti, nell’ansia e nella disperazione, preferiamo issare bandiera bianca?
Se alcuni spiccano il volo da una finestra, per incontrare la gelida pietra, ce ne sono molti altri che si gettano tra i flutti, non in cerca della morte, ma per rinnovare la fedeltà al Messia. Continuare una sfida che ha la consistenza di 2000 anni di verità e vittoria.
Non esistono carriere, benefit, denari per nascondere una certezza: Lui ci appare reale se noi siamo reali per Lui, solo se riusciamo a starGLI di fronte.

 

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La consistenza di Lui

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