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Come scopriamo ciò che per noi è essenziale?
 
Nell’azione, nella pura azione. Non nel pensiero machiavellico o nel rimuginio;
 
 (pag 25)“i fattori costituitivi dell’umano si percepiscono [e noi diventiamo coscienti di essi] là dove sono impegnati nell’azione, altrimenti non sono rilevabili […]. Quanto più uno è impegnato con la vita, tanto più coglie anche nella singola esperienza i fattori stessi della vita. La vita è una trama di avvenimenti e di incontri che provocano la coscienza producendovi in varia misura problemi. Il problema non è nient’altro che l’espressione dinamica di una reazione di fronte agli incontri”.
 
La differenza sostanziale tra il “canto delle sirene” del mondo, che ci vuole tutti consumatori, o al massimo spettatori, e la verità del passo citato sopra è la seguente: bisogna sempre aver memoria (la consapevolezza) di impugnare tra le mani -come una spada- il proprio destino. Il risultato dovrebbe essere/potrebbe essere una coscienza addestrata alle chance del destino stesso. 

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L’essenziale

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