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Ovvero la storia della Foxconn, più che una fabbrica, rappresenta una cittadella, rappresenta una nazione sui generis.

La fabbrica di assemblaggio di prodotti high-tech (in primis di apple, sony e samsung) chiamata Foxconn è l’esempio moderno di satanismo del terzo millennio.

La pastura di comunismo estremo insieme a capitalismo spregiudicato ha creato la Foxconn, un modello non solo di lavorare, ma di intendere la vita. Rendendola prigioniera, fino a spegnerla.

Lo scenario è uno dei più tetri, parlando di diritti civili: la Cina.

La Foxconn qui è sinonimo non solo di fabbrica ma di reclusione, di schiavismo, di complotti interni che finiscono tremendamente.

Non si tratta di vessazioni o di orari di lavoro esagerati: in questa fabbrica, una volta entrati, non se ne esce più.

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Gli operai che vi lavoravano sono costretti a sottostare a rigidissimi protocolli per mantenere la segretezza sui prodotti assemblati. Di fatto, sono schiavi degli stessi oggetti che a fine della filiera compriamo e teniamo in casa: smartphone, televisori computer, eccetera.

Il loro contratto di assunzione prevede che non possano lasciare la fabbrica, quindi nella stessa struttura esistono dormitori, miniappartamenti (esclusivamente per dirigenti e funzionari di “sicurezza”), qualche cinema e ristorante.

Oltre la patina di ordine e sincronia è una prigione a tutti gli effetti.

Perfino il CEO di Apple, Steve Jobs, è dovuto intervenire personalmente per mettere un freno alle ossessioni schiavistiche della Foxconn, arrivandoli a minacciare che, se non fosse fatta chiarezza sulla condizione di vita degli operai, la Apple (e di sicuro a ruota gli altri marchi di tecnologia) avrebbe impugnato l’accordo e spostato la produzione.

La fabbrica-nazione chiamata Foxconn non ha tremato, complice il mercato internazionale che stimola una domanda fortissima di prodotti high-tech, complice anche il dato di fatto che solo la Foxconn stessa può arrivare a ritmi di assemblaggio così rapidi, tutto all’interno della struttura è rimasto immutato.

Neppure il governo cinese sa cosa succede precisamente all’interno della struttura (il che è tutto dire!), se non che il ciclo di lavoro non si esaurisce MAI. Turni notturni, per tutto l’arco della notte, mai nessuna domenica, nessuna festa, nessuna ricorrenza, nessuna malattia, la catena di assemblaggio è sempre in funzione.

La comunità internazionale ha iniziato a “guaire” soltanto quando lo spettacolo indecente della tirannia della Foxconn era troppo palese.

Arrivavano alla stampa notizie, foto, di suicidi di dipendenti che si gettavano dal terrazzo. Impossibilitati a uscire dalla struttura, super controllati, perennemente sotto pressione per i turni massacranti, alcuni sceglievano la morte pur di uscire da quell’alienante realtà.

La risposta della Foxconn fu disarmante: aumentò la sicurezza (notate bene: sicurezza che significa maggior controllo dei corpi all’interno della fabbrica) e mise delle reti elastiche intorno all’edificio, per cercare di  “acchiappare” i malcapitati che si volessero gettare nel vuoto per uccidersi.

Anche la beffa: agli operai  fu intimato di firmare una variazione sul contratto di assunzione; se uno di essi si fosse tolto la vita, la Foxconn si sarebbe potuto rivalere sulla famiglia del suicida, per chiedere un risarcimento a causa dei danni di immagine.

Quello che non dicono, però i governi del mondo sanno benissimo.

La Foxconn rappresenta non una struttura organizzata di lavoro, bensì una nazione fatta sulla dominazione e sullo sfruttamento.

I suoi dirigenti ultimamente stanno visionando dei luoghi in Europa e nel Sud America, dove far sorgere delle succursali. La prima scelta è caduta sul Brasile.

Indicativo che la Presidente brasiliana Dilma Rousseff, a questo progetto si sia dimostrata fredda. Dichiarando che, se contenta per i nuovi posti di lavoro che si andranno a creare, comunque la Foxconn è tenuta a rispettare le regole, le leggi, della nazione dove la filiale risiede.

Notate bene: ancora una volta non si parla di condizione di lavoro, bensì di condizione di vita, valore primario calpestato dalla DomiNazione.

Se a casa nostra sentiamo gocciolare, non è un rubinetto aperto, neppure un tubo che perde.

Sono i nostri televisori, computer, cellulari che diventano rossi e fanno sotto di sé pozze di sangue. Succede perche gli schiavi della Foxconn assemblano i nostri sogni tecnologici, ma volte dietro quei sogni si nascondono incubi e la morte degli innocenti.

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DomiNazione

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