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Cosa lega Pasolini alle atmosfere “pulp” degli ultimi film d’azione?

E’ l’audacia del realismo, che troviamo nelle tante scene di Tarantino, in cui oltre l’adrenalina, si avverte prepotentemente la lotta per la vita, dei buoni contro i cattivi. E viceversa.

Come non ricordare il film'”Accattone”? Trovare anche lì la ribellione degli ultimi contro un esistenza fatta di regole e mai di inclusione.

Se sovrapponiamo l’opera di Pasolini al blockbuster americano “Dal tramonto all’alba” (a firma Rodriguez-Tarantino), scorgeremo gli stessi concetti di neorealismo; il primo in un elegante bianco e nero, il secondo nascosto dalla patina rossa del pulp.

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I diseredati per Tarantino sono impersonificati da vampiri, i cattivi diventano fuggitivi senza meta, autorità e giustizia irrompono come una luce accecante, contro cui gli uni e gli altri annichiliscono, il più delle volte morendo.

Tornano in mente le parole di Vittorio, l’accattone pasoliniano, che dopo un esistenza matrigna, stritolato dalla morte, ha il tempo di sussurrare: “Mò sto bene”; o rimanere atterriti dalla fuga di George Clooney (alias Seth Gecko nel film di Tarantino-Rodriguez), che nel tentativo di lasciarsi alle spalle crimini e miseria, perde l’unica cosa a cui dava valore: la vita del fratello.

La brutalità del quotidiano, per il povero, il galeotto, dentro una borgata romana piuttosto che in un ghetto americano, si rincorre ossessivamente, sottolineando quanto anche la redenzione, che non c’è mai, o non è mai abbastanza, negli scenari neorealisti e nelle atmosfere pulp assomiglia ad una battaglia, con magre vittorie e fiumi di lacrime pesanti.

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Dal Neorealismo a Tarantino

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