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A Wall Street. A Madrid. Ora anche a Roma.

Alcune tematiche sono sacrosante, per esempio la vigilanza sullo stato economico mondiale, che è un oligarchia, più che un sistema per generare profitti. Pochi uomini che ingrassano alle spalle del 99% della popolazione. E’ conclamato.

Ma da qui a tingere di rosso (comunista) la protesta, ce ne corre.

Basta leggere i muri degli Istituti di Credito, dove gli Indignados bivaccano: “”okkupiamo le banche”.

Sa tanto di gusto marcio sessantottino.

E non dite ai manifestanti che sono bambocci, li ferirete, perché è la verità.

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Che risate a Wall Street: alla sommossa degli Indignados si è presentato il rapper milionario Kanye West, perorando la causa della “povertà causata dalle speculazioni internazionali”. Il meno cretino tra i ragazzi presenti ha notato un particolare: il buon Kanye era venuto in limousine con vetri oscurati e indossava un orologio da 190 mila dollari.

Questi sarebbero gli alfieri degli Indignados?

Complimenti!

Invece molto interessante (e intelligente) la proposta dell’On. Giovanardi -continuo a ribadirlo: è un grande- che ha proposto per i traders che muovono capitali in Borsa, controlli antidroga a tappeto.

Ossia, alla base di speculazioni feroci contro stati e popoli potrebbe esserci (condizionale puramente formale) l’uso devastante di cocaina. Rendendo questi uomini alterati fino a raggiungere stati psicotici. Ecco spiegarsi le speculazioni finanziarie, totalmente irrazionali, per strangolare la sopravvivenza delle nazioni.

Vi rivelo un dato interessante: le parole di Giovanardi, oltre ad essere avallate da uno studio eseguito in America negli ambienti della Borsa e Finanza, hanno una storia antica.

Quando ero ragazzo, a liceo (anno 1989), girava quasi clandestinamente, un libro dello scrittore Bret Easton Ellis, il romanzo si chiama American Psyco. Nulla a che vedere con il film, che è un bidone.

Il romanzo di Ellis fu bandito in alcuni paesi perché troppo violento ed efferato. Addirittura il Canada proibì in un primo momento la diffusione dell’opera, salvo poi per diritto di espressione, togliere il divieto.

La narrazione si dipana proprio a Wall Street, dove un rampantissimo broker, scala i vertici borsistici con il cinismo e freddezza. Così tanto da trasformarsi, dopo l’uso quotidiano di sostanze stupefacenti, in uno spietato serial killer.

Un bisogno compulsivo di sperimentare continuamente quell’eccitazione, che viveva creando e bruciando capitali in Borsa.

Un proverbio dice: “Se la casa è sporca, la colpa è di chi tiene la scopa”.

Bisognerebbe interrogarsi non sul sistema, ma sugli uomini che lo amministrano.

Per pulire Wall Street, la Banca d’Italia o qualunque parte del mondo non servono slogans indegni o indignati, occorre controllare gli spazzini, prelevargli periodicamente un capello. Sapere se siamo o no in buone mani, è così facile; non vi sembra?

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Bambocci a Wall Street
Pubblicato in: Blog

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