il Piccolo Dio

Ho sempre creduto che uno scisma rappresentasse la rovina per la Chiesa, anzi di più: ritenevo che -insieme alla pedofilia- mettesse in pericolo l’esistenza del Cristianesimo nel mondo.
Evidentemente sbagliavo.
Ma se è tutto sbagliato uno pensa: a che gioco stiamo giocando?
E’ come se per anni ti avessero insegnato che Yes significa Si, ma poi tutto cambia: ”Non è così” dicono “Yes significa No”. Una deriva pericolosa, simile all’incomprensione di Babilonia.

Sulla stessa riga di comando, del codice buggato che fa crashare la Chiesa si inserisce l’ossessione per i ponti.
Anche lì, la logica viene frantumata.
Eppure molti intellettuali si aggiungono al pensiero “demonico” che no, l’esodo di un continente verso un altro continente non è una benedizione, è una catastrofe.
Ma oggi Yes significa No, è il dogma da proporre al nuovo cristiano.

Vi anticipo un tema del mio prossimo librogame: è presente una divinità, lo chiamano il Piccolo Dio, un entità cristiana, anche lui sulla croce, ma di Cristo non ha nulla.
Il Piccolo Dio sovraintende i ponti, il mare, è la nuova adorazione che va bene a tutti, negativa ma vincente, anche se non credi, va bene lo stesso: yes significa no, è il dio che dona business e pretende accoglienza.
L’ “entità” che giungerà presso di noi, ha bisogno di ponti, di sottomettere le coscienze.
Siete pronti ad affrontarlo?

Il Librogame “Nel nome di Dagon” sarà in download GRATIS per il mese di maggio/giugno

Viganò (e prima una prefazione)

Prefazione

Da tempo ho molte cose da seguire, mi è difficile scrivere le parabole e le salite del Cristianesimo.

Che sia un blog di nicchia ormai si sa, ma non me la sento di lasciarlo nel nulla della rete. Non lo merita.

Perchè? Perchè mi piace il Cristianesimo, mi piace scrivere di Cristianesimo.

Sto facendo un tentativo di utilizzare alcuni miei file audio, quindi i prossimi articoli saranno estrapolazioni di tracce mp3.

Li troverete forse caotici, come un dialogo a tu per tu, ma così riusciamo a mantenere il senso di tanti discorsi che ancora devono essere fatti.

Buona lettura!

 

Primo file audio: Viganò

 
“Dunque avevo già da tempo intenzione di scrivere su Viganò.
In questo blog sono stato anche molto duro su determinate questioni.
Ho sempre cercato di portare avanti un punto di vista, ma oggi non si tratta più di punti di vista, voglio chiarire bene: la vicenda Viganò mi ha lasciato veramente perplesso, no assolutamente non mi reputo un moralista, quindi non sono uno di quelli che dice: “Sfacelo della modernità!” oppure “La chiesa ormai è arrivata allo scandalo!”, no io non penso queste cose e non mi metto dietro tutta questa pantomima, però bisogna dire che questo vescovo agisce in chiave anticristiana.
 
Anzi, addirittura anticristica, cioè  si fa capofila di una ribellione per rompere o distruggere la Chiesa. 
E’ una cosa assurda!
 
Capisco che in gioco ci sono crimini (nota: parlo dello scandalo pedofilia), però mi dà l’idea che sia una scusa.
Il motivo reale è la divisione. Si si, la divisione.
Cosa c’è più satanico di questo?
Ma cosa centra la destra religiosa, i tradizionalisti, i progressisti? Nulla.
 
Non sono un vaticanista, un vip, un super gallonato dei monsignori, però lo voglio dire: secondo me è un gioco sporco di potere.
La guerra non è tra chi è cosiddetto tradizionalista o progressista, non riguarda la dottrina, non riguarda la Fede, è solo un discorso di soldi, gestione di potere, tutto qui.
 
Opinione pubblica
 
Nasce dall’opinione pubblica il fatto che ormai si sia creato un Derby tra tradizionalisti e progressisti.
Ti chiedono: il tuo blog è tradizionalista o progressista?
Domanda mistificatoria: il mio blog per alcune cose è tradizionalista per alcune cose è progressista, quindi tutte le persone hanno opinioni che possono cambiare, alcune in un modo, alcune in un altro (ossia aperture e chiusure varie, un pò progressisti, un pò tradizionalisti).
Ma se derby progressisti contro tradizionalisti è inventato dai giornali, come mai è così facile abboccare?
Perchè alcuni pensano di poter fare tutto. Forzano la mano.
Lo spiego al terzo punto.
 
Oscena imprudenza
 
Parto da un ricordo che ho da ragazzino, sbiadito ma ben compreso. Una sana vigorosa e roboante prudenza dovrebbe essere il cuore della chiesa, non è più così?
Vi racconto questa cosa, l’ho già detto, ho fatto gli scout, altri tempi, bhe c’era questo prete al campeggio che veniva e spiegava che una delle forza del cristiano, uno dei suoi tanti poteri era quello della prudenza e quindi diceva a noi ragazzi: voi che state a fare il vostro campo scout qualunque cosa facciate, raccogliere la legna accendere il fuoco, partecipare a dei giochi è sempre importante la prudenza.
Lui prendeva ad esempio la metafora del passo di montagna, diviso tra un uomo ed un serpente, il serpente se non ha fretta di passare, è prudente, certo potrebbe mordere l’uomo ma lo lascia proseguire.
Immagine meravigliosa, me la sono stampata in mente, la prudenza di quel serpente, cauto, astuto significa che non ama mettersi nei guai. continua il suo percorso senza problemi.
 
Ecco, la prudenza. La prudenza non significa essere vigliacchi ma significa non esporsi inutilmente.
 
Ora arriviamo al problema. La Chiesa di oggi mi sembra il contrario: si espone, è imprudente, rimedia figure grossolane. C’è chi cade nel pubblico ludibrio. Mi sto riferendo allo sciopero della fame dei vescovi… ma vi sembra normale? Per chi? Per cosa?
Ecco che poi furoreggiano i Viganò.
 
Questa ossessione per i clandestini, questa ossessione di farsi loro portavoce,  la Chiesa non pensa ad altro, vi sembra normale?
Per come la vedo io è una mancanza oscena di prudenza; va bene, mi è già stato detto: il cristianesimo si fa con il Vangelo, bisogna aiutare le persone ecc ecc, va bene, però leggo cose fuori da ogni logica. Quel tizio, Biancalani,  lo considerate un uomo prudente?
Poi non ci meravigliamo se esce dal cilindro, dall’altra parte del mondo, un essere speculare, fetido, come questo Viganò? Logico, oserei dire.
E’ il risultato di un assurdo gioco di potere.
 
Comunque questo impazzimento non vincerà, perché quando il diavolo attacca la Chiesa viene sempre spazzato via, le sue zampine vengono recise piano per fargli il più male possibile.
Niente paura ma attenzione al bottone dell’autodistruzione! Circondarsi di Viganò e Biancalani è il rischio sicuro di premere quel bottone.

Un gioco da bambini

 

 

Thriller Zone è un trittico per pensare e credere.
Leggiamo in chiave spirituale i misteri della cronaca noir.

 

File n.2 – “Un gioco da bambini”

 

Premessa:

Non esiste un modo soft per dirlo, né uno stile diplomatico per scriverlo.
La fine di Pamela Mastropietro è orrore distillato al fiele, uno scandalo con cui radicalchic e benpensanti dovranno fare i conti.

 
Le spire del delitto avvolgono il pubblico lentamente, tassello per tassello, stritolandolo in dinamiche che perfino gli inquirenti definiscono diaboliche.
Una ragazza di 18 anni, dopo aver perso il treno per casa, viene violentata, pugnalata, squartata, sezionata e depredata degli organi interni.
I carnefici sono gli stessi che hanno finto di aiutarla, un pretesto per chiuderla in trappola.

Il piano è ordito da profughi nigeriani, esperti di bisturi e coltello, che parlano del delitto come di “un gioco da bambini”.
Si chiamano Innocent Oseghale, Desmond Lucky, Lucky Awelima, sono gli officianti al rito (molto più che un assassinio) facente parte di una “fratellanza” che dall’Africa all’Europa, muove contatti e contanti.

 

Cosa è successo veramente?

Ripercorriamo la storia: Pamela, attirata nella residenza dell’Oseghale (un profugo dedito all’attività di spaccio) rimane in stato di incoscienza, dopo che l’africano le ha ceduto una dose di stupefacente.
Oseghale, approfittando della vulnerabilità della ragazza, la stupra. E’ l’inizio della fine.
Si uniranno poco dopo i complici* per quel che è -senza dubbio- un rituale di magia nera. L’invocazione ad Exù, divinità africana, ha rinchiuso Pamela in una agonia atroce e senza ritorno.

 

“Pamela? Solo Dio conosce la verità.”

Questa la sconcertante dichiarazione di Oseghale, quando le prove, contro di lui, lo inchiodano. Sorpreso dal clamore -identica reazione degli altri- si dichiara innocente, come se il delitto fosse un atto devozionale.
Ma verso chi?

Exù è una divinità molto popolare tra i nigeriani. Essa viene cultata per la conquista di sesso e di potere.
Si evoca con il sangue, se il sacrificio è consistente, Exù può discendere tra i richiedenti.
Si rifà alla scuola de La Quimbanda, in cui poveri animali (galline e piccolo bestiame) vengono uccisi per chiedere intercessione divina.
Sovente i devoti ricorrono a sacrifici umani, con cui ottengono il ruolo di Bantu, persona dotata di magia e potere (quello che noi chiamiamo stregone).

A Pamela oltre la vita, viene strappata la dignità. Parti di corpo sono dilaniati dagli assassini, che ne cannibalizzano la carne, gettando il resto dentro due trolley.
Il 5 maggio 2018, alla celebrazione della messa, si è sanato l’immondo sacrilegio: il rito cristiano ha strappato dagli artigli di Exù un’anima innocente. Pamela ora riposa in pace nella beatitudine eterna.

 

La fratellanza: “Lui ha sbagliato, doveva …”

Avvengono nuove scoperte, nuove intercettazioni: i devoti di Exù confabulando si chiedono cosa sia andato storto. “Come è possibile? Non è la prima volta che lui lo fa…” si lamenta uno.
“Il cuore! Doveva mangiare subito il cuore!” ammonisce l’altro.
“No! No! Bisognava bollirla, piccoli pezzetti: non rimaneva nulla” seguita il primo.
Ecco la preoccupazione dei profughi arrestati.
Sembrano attendere un colpo di scena, qualcuno che li tolga di impaccio.
La fratellanza ha potere di vita e di morte –come la mafia- se qualcuno prova a parlare. Perfino l’interprete, che in tribunale decifra lingua e simboli, sceglie di fuggire. Ma da chi? Da cosa? (domanda che si è posto anche il legale di Pamela).
Diventare le prossime vittime sacrificali, è questo il pericolo?

Per chi ritenga il ritualismo una fantasia, invito a cercare l’intervista che il Prof Meluzzi, uno dei maggiori psichiatri/criminologi, ha dato sulla vicenda. Il prof. decifra il delitto come tribale, dove il male è cercato, in forma di rito, come modus dei carnefici per ricongiungersi alla propria storia.
Ma i media preferiscono tacere, perchè?

 

Sospetti

La storia di Pamela, da chi muove i fili, è narrata con uno stile fumoso, un incomprensibile ginepraio di omissis, misteri, buchi neri.
E’ calcolato. Una strategia che porta ad un fine: non incoraggiare il sospetto verso i clandestini.
Non tutti sono invischiati nella magia nera, non tutti si corrompono in riti osceni, ma il cannibalismo è una modalità –diciamo il vero- che alcuni clandestini praticano senza timore.
Inutile fuggire il problema.
Si può -come sempre- mettere la testa nella sabbia, oppure chiedersi se la diciottenne, la sua fine, sia un numero di una lunga serie.**
La paura mi corrode il cuore: avremo l’obbligo, per dovere di integrazione, di legalizzare questi “riti”?
Exù, con insaziabile sadismo, agisce come il cacciatore con la preda.
Attende. I giorni passano. Il tempo è dalla sua parte.
Quanti ponti, quanti barconi sono già in congiunzione con il male?

 

*Uno di essi soggiornava –grazie alle famose coop- in albergo a 4 stelle. Ecco il paradosso: gli inquirenti, impegnati nelle indagini, erano costretti a chiamare il centralino dell’albergo, che provvedeva a passare la telefonata in camera del profugo. Egli era solito consumare i pasti in camera e aveva sempre il cellulare spento. Il motivo? “Troppo stress” ha dichiarato.

**Si è scoperto un pozzo, a Porto Recanati, in cui i devoti gettano i resti dei/delle malcapitati/e.

 

QUI una Metafora/Video: nella dimora di Innocent Oseghale, profugo di giorno, pusher di notte, intimo seguace del dio Exú.
Editing by Federico Bason, tratto da “Non aprite quella porta (2003)”
Tutti i diritti sono dei legittimi proprietari.

Sull’artista cristiano

 

 

Lasciando perdere le parafrasi hollywoodiane, che propongono possessioni e esorcismi tanto al chilo, parliamo di momenti in cui l’artista cristiano è assalito da vibrazioni ostili.

Nulla di strano, accade ai Santi, che sono preda ambita dal Male, per l’artista il discorso non è così diverso.

Dando per scontato che siate credenti, quindi possiate seguirmi nell’analisi, nominerò come “vibrazioni” quei demoni che si divertono a fiaccare l’Io, a succhiarne l’energia vitale. Fino a distruggere lo spleen creativo.

Il mistero non si riduce ad un fatto di fede: ce l’hai, non ce l’hai, la usi o non la usi, preghi o non preghi.
Accade che il santo, l’artista, a prescindere dalla sua condizione spirituale abbia visita da queste vibrazioni.

La strada prende un bivio: i demoni cercano di battere il santo in una guerra spesso fisica, all’ultimo sangue.
Invece l’artista è coinvolto in una sfida sotterranea. Ai suoi piedi vengono posti tranelli invisibili, dove cadere all’istante. Nessuna lotta è contemplata.
Un esempio adeguato è la fiera presa a laccio, vulnerabile ai colpi di picca.

E’ possibile evitare una simile tortura? Certamente.

Se ti occupi di tematiche cristiane*, devi prepararti.
Io a volte ci riesco, a volte no. Non ci riesco subito, ma ci provo sempre.
Sforzati al silenzio, all’essere impassibile. Nessun evitamento, nessun coinvolgimento. Non muovere all’azione.
Osserva la presenza malefica, senza odio, senza paura.
Ascolta ciò che dice, ma sappilo: sono parole di sconforto, non farti “accalappiare”.
Con lo stesso obiettivo, la vibrazione potrebbe scegliere il silenzio.
Non serve combattere, la fine di questa spiacevole visita è già avvenuta, se vogliamo.

Il demone si siede alla sedia accanto alla tua, ti guarda, aspetta. Una parola, una reazione.
Il massimo che puoi concedergli è un ordine: parla!
Non perché tu debba incuriosirti, ma perché così si toglierà di mezzo, portandosi via la sua cupezza.

Tutto qui.

Apri la finestra e il demone spiccherà il volo, in cerca di chiunque, sprovvisto di armatura spirituale.

 

*La “generatività cristiana” è altra cosa dal “costruire ponti”, quest’ultimi sono una gestione in perdita di fondi europei, che di spirituale non hanno nulla.

Sensi di colpa

buffoni di corte che stimolano risate; buffoni del pianto che stimolano rimorsi

Un motivo per cui il Cristianesimo era inviso da atei e agnostici risiedeva nella presenza del senso di colpa. Accusavano: “che religione è, quella che insinua un peccato perenne, che incatena la coscienza ai sensi di colpa?”.

Oggi è il futuro a rispondere: porsi quelle domande è anacronistico. Ignorate da fedeli e pagani, sono riproposte da una sparuta realtà, inquietante. Dalla Bonino, con le sue lezioni di etica sul pulpito, spiega l’incommensurabilità dell’accoglienza, poco importa se lei -donna forpice e aborto- è stata madrina della non vita.
Oppure le elucubrazioni degli atei devoti, tutti “ponti e solidarietà”. Essi nascondono una malattia interiore: lo smarrimento di sé stessi, della propria storia, che li porta a raccattare chiunque per fuggire dal proprio io.

La stimolazione del rimorso è -per fortuna- cassata dalle sfide della realtà. Altro che “cuore rotto dal pianto”, la colpa non esiste, non deve esistere, se non quella di non difendere la propria libertà. Prendere fiches, scommettere sulla vita, che è unica, soltanto per essa vale soffrire.

Ma le cose vanno così: l’ateismo insieme ad una elite religiosa (Teologia della liberazione), ripropone le vecchie domande. E’ cambiato l’oggetto della colpa, ma non il dito puntato.
Vogliono provocare nell’animo di chi vive, prega, spera (e su chi sopravvive, non prega, e ha smesso di sperare) una fantomatica indegnità tout court.
Il metodo funziona.

Puoi leggere sui giornali, interviste, articoli, vedere in tv, al cinema, film, video, cortometraggi su: barconi, migranti, la situazione in Siria, l’Occidente in difesa dei musulmani (il topolino che si fa custode del leone!) e altre esotiche questioni.
Atei e liberatori su di esse fanno proseliti, sottolineando: problemi, tragedie, sciagure, sono colpa nostra. Colpa tua.

Colpa tua se alcuni muoiono affogati, se altri vengono bombardati, se scannano per la sharia, se non amano l’italia. O se non si sentono accettati. 
L’innocente è sullo stesso piano del carnefice.
Per l’espiazione si suggerisce di dare in dono potere, soldi, la rinuncia alle libertà personali.
Colpa? Colpe?

Ma se ripartissimo dall’autodeterminazione?
Se dicessimo a noi stessi: “Sto io al tavolo da gioco, sono responsabile della mia partita”, avremmo risolto la questione.
Il biscazziere che parla di colpa condivisa, verrebbe scoperto. Chi prenderebbe le sue carte truccate e menzognere?