La scuola di Asean

::cck::178::/cck::
::introtext::

Postare questo video è una goduria: 

Non tanto per la determinazione del bimbo, la manifesta voglia di comunicare ed essere ascoltato.

Ma a fare la differrenza sono proprio le parole, un argomento che deve essere recepito. Il bimbo si chiama Asean e sta lottando, lui insieme ad altri, affinchè la scuola pubblica che frequenta non sia chiusa. Una battaglia di libertà contro la politica dei tagli (ottusi).

::/introtext::
::fulltext::

Anche qui servirebbe un Asean, solo che ad essere minacciata non è una scuola ma tantissime scuole. Le scuole private, qui in Italia, sono viste da una certa politica come un peso, un soppruso.

In pratica ad alcuni politicanti (trasversali, di destra e di sinistra) piacerebbe togliere alle famiglie un diritto fondamentale, quello di scegliere l’educazione per i propri figli. Una certa mala politica vorrebbe così chiudere le scuole, lasciandole al fallimento.

Che bello sarebbe se ci fosse anche da noi un piccolo Asean, che parlasse a nome di quelle scuole che i plutocrati vorrebbero eliminare.

::/fulltext:: Continua a leggere “La scuola di Asean”

Comunicare l’esperienza (2)

::cck::177::/cck::
::introtext::

Ancora un estratto della metodologia, affrontata dagli amici della CSO. Vi sintetizzo dei passi, che mi sono appuntato, che possono essere utili. Spesso comunicare al prossimo, il nostro destino, la nostra natura, il bisogno radicale di felicità diventa complicato. Questo perchè non è semplice scavare a fondo nei desideri, averli chiari in mente, prima di tutto dentro noi stessi. Risvegliare il desiderio si compone nel comunicare questo stato e trasformarlo in forza propulsiva per fare le cose (che sia la ricerca del lavoro, migliorare il lavoro, intraprendere una nuova attività). Talvolta il comunicare sembra una perdita di tempo, ciò accade perchè non siamo convinti delle mete prefissate, e inconsciamente non vogliamo dare spazio all’altro, nel sollevarci delle obiezioni. L’esempio del ciabattino puà aiutarci a comprendere questo schema: non osiamo affrontare la realtà (costruire una scarpa) che sia conforme al nostro piede (desiderio). Spesso ci accontentiamo di lamentarci, che il piede fa male, senza chiedere consiglio all’altro su come fabbricare una tomaia adeguata (esperienza).

::/introtext::
::fulltext::

Spezzare la gabbia del pessimismo non è facile. Occorre dimostrare che desiderare non è solo possibile, ma anche utile. L’unica arma che abbiamo, insieme all’audacia, è l’esperienza. Generare esperienza. Accumulare esperienza. Le aspettative irragionevoli aumentono il senso di frustrazione, portano l’individuo verso la china della disperazione. E lì, la sconfitta è servita. Come ci è utile l’esperienza? Come può aiutarci nel percorso? Il discorso va calato nel concreto, negli obiettivi che uno si è prefissato. La prima domanda potrebbe essere: quanto ne so di quel desiderio, che mi accingo a trasformare in realtà? Quanto ho condiviso, di questo desiderio, con le persone amiche? Cosa mi hanno detto? Come mi hanno aiutato? Quali le reazioni e i consigli? Ne ho fatto veramente tesoro? Prendere sul serio le risposte e non accettare banalmente le prime impressioni, porta il nostro io a protendere all’obiettivo, ad identificare la realtà che più appassiona e cercare di plasmarla. Quindi un desiderio agganciato al reale, con gli altri, in mezzo agli altri; non una pallida aspirazione, che appassisce in solitudine, di fronte gli ostacoli della vita.

 

::/fulltext:: Continua a leggere “Comunicare l’esperienza (2)”

Metodo e Desiderio (1)

::cck::176::/cck::
::introtext::

Interessante analisi degli amici della CSO: un approccio all’incontro per favorire il lavoro, mantenerlo, espanderlo. Scrivo una sintesi delle suggestioni più significative. Il risultato, la vittoria o l’obiettivo prefissato viene raggiunto SOLO con l’esercizio continuo. L’esercizio, come azione da mantenere, da cadenzare, da espandere, porta il nostro sè ad essere più vero. A venire in contatto con il nostro desiderio.

 

::/introtext::
::fulltext::

Il binomio “aiutare gli altri per aiutare noi” oppure “aiutare noi per aiutare gli altri” rappresenta una condivisione esistenziale per diventare sempre più capaci di plasmare la realtà. Da vittime del reale a protagonisti nel reale. Ci si impegna, si decide di andare in prima linea se vogliamo rispondere ai nostri desideri. Nel caso non avessimo chiaro cosa desideriamo, risulta oscuro porsi delle mete e diventa difficile trovare modalità di manovra. E’ importante conoscere i propri desideri, riconoscere la loro dignità. Da nessuno dovrebbero essere soffocati, ridotti, ridicolizzati, o semplicemente banalizzati. Il desiderio implica una collaborazione tra la nostra natura, i nostri bisogni, ed una realtà nella quale siamo immersi. Realtà nella quale, bisogna ribadirlo, le cose non vanno quasi mai secondo i nostri schemi. Il desiderio è il punto di partenza per conoscere ciascuno di noi. Esso dice molto della nostra storia, dei nostri valori,di ciò che ci sta veramente a cuore, del nostro carattere. Dobbiamo spingerci a domandarci chi ci ha messo dentro questi desideri e perchè: una genuina vocazione o un ambizione riflessa dalla società? Troppo spesso questa società ci suggerisce di “essere ragionevoli”, cioè a censurare il desiderio, a non desiderare per evitare di essere delusi, ad accontentarci di quello che ci viene dato. Il desiderio al contrario, va incoraggiato e sostenuto, e da lì che si deve partire. E anche se le sofferenze, i disagi, gli insuccessi non mancheranno, con un metodo improntato all’esercizio, all’azione, all’educazione dell’io, un destino positivo attende coloro che si mettono in gioco.

 

::/fulltext:: Continua a leggere “Metodo e Desiderio (1)”

Un impegno chiamato Fratellanza

::cck::170::/cck::
::introtext::

Papa del dialogo, della pace, dell’umiltà. In questo può riassumersi la straordinaria esperienza di Francesco, vicario di Cristo, ora qui tra noi.
La stragrande maggioranza l’ha compreso, Magdi Allam no.
La novità è che non bisogna soltanto meditare sulle parole, proferite dal Pontefice, ma coglierne i risultati, quel pensiero che diventa subito azione.
Ecco, Francesco potrebbe dirsi un perfetto uomo d’azione: dove la spiritualità si unisce alla decisione. Il Cristianesimo, attraverso un impegno irriducibile, raggiunge il culmine, dando i frutti della fratellanza.
L’esortazione che ha consegnato al mondo è questa: tra le religioni sussista sempre il dialogo, il rispetto, la tolleranza.

::/introtext::
::fulltext::

 
Nella grande tradizione Giudaica-Cristiana dell’Europa, solo un Papa come il nostro, che viene “dalla fine del mondo“, ha saputo reinsaldare/rinvigorire quelle radici, senza ricorrere a lunghi tatticismi. Lo ha fatto immediatamente.
Perfino il suo accostarsi alla religione mussulmana, è sbalorditivo. Conferisce un contraccolpo al cuore, che se non educato da un percorso, può lasciare spiazzati.
Nonostante l’estremismo islamico continui a perseguitare cattolici ed ebrei (e qualunque uomo buono e giusto sulla terra), Papa Francesco ha invitato a non perdere le speranze, rivolgendosi in preghiera anche con i mussulmani.
Nulla sia lasciato intentato, perchè farsi prendere dalla rabbia può portare ad un livello più alto di scontro.
Non esistono più scuse: se il Papa stesso vuole impegnarsi per “per favorire la giustizia, promuovere la riconciliazione, costruire la pace“, questa è la strada da seguire. Chi vuole capire, capisca subito.
 
 
 
 
 
 
 
                           
                         Mia riflessione tratta dall’articolo de La Repubblica, disponibile QUI.

::/fulltext:: Continua a leggere “Un impegno chiamato Fratellanza”